Le Origini

Piedimonte Matese è situato nel territorio della provincia di Caserta, nella parte più a nord quasi al confine con il Molise.

La Città di Piedimonte Matese è situata alle falde meridionali del versante campano del Massiccio del Matese, e l’abitato si estende alla confluenza di tre valloni torrenziali, Val Paterno, Val di Cila e Valle Torano. Si differenzia dagli altri comuni ubicati sul Matese per lo sviluppo irregolare dato da una diversa linearità altimetrica e da una carente uniformità tipografica. Dal punto più elevato del capoluogo matesino – la Chiesa di San Giovanni – l’abitato degrada lentamente verso la pianura, fino a raggiungere la quota di 154 m in direzione della stazione ferroviaria. La posizione è asimmetrica: un corpo centrale da cui si diramano diversi assi viari cittadini affiancati da una serie non interrotta di abitazioni, attraversati in più punti dagli alvei, a tratti coperti di due fiumi, oggi muti, dove un tempo scorreva a cascate “l’argenteo Torano”. Il borgo antico, a cui si accede con piccole strade a gradini, non adatte al traffico veicolare, da tempo è in uno stato di abbandono, ivi compreso il monumentale Palazzo Ducale. Una peculiare caratteristica del borgo medioevale, insolita di quel contesto storico, è la posizione del Castello, costruito davanti l’abitato e non dietro di esso, come di regola erano i luoghi fortificati.

La Città di Piedimonte Matese, Capoluogo di Distretto fino al febbraio del 1861, poi Capoluogo di Circondario, oggi sede della Comunità Montana del Matese con 17 comuni, svolge un ruolo principale di leader per la presenza di importanti uffici pubblici e amministrativi, anche se non distribuiti armonicamente, ma  usufruibili da un grande bacino di utenza.  Nell’area territoriale del Comune, sono ubicate molto istituzioni scolastiche, in grado di migliorare le condizioni socio – culturali dei giovani che le frequentano. La spensieratezza e la vita di una volta, le voci e i passi sul calpestio sassoso delle piccole strade che accedono al Borgo dello Scorpeto, di tanto in tanto, frammisto dal dolce profumo dell’esile Spicanardo, rimandano al dolce ricordo dei nostri nonni intenti al lavoro e alla famiglia. L’odierna società difficilmente riesce a ricordare che fino al termine della seconda guerra mondiale, gli abitanti di Piedimonte, vivevano e operavano in un felice isolamento dove trascorrere degli anni si avvicendava in un sistema autonomo, seguendo un secolare ciclo rituale. Il fidanzamento, il matrimonio, la nascita, la morte, i lavori stagionali quali la mietitura, la trebbiatura, la raccolta delle derrate alimentari, la vendemmia o l’uccisione del maiale era motivo di riunione di interi clan familiari.

Oggi la Città di Piedimonte Matese, vigila su tutto il territorio matesino con la sua folta popolazione, con i suoi ricchi monumenti, con le sue chiese e le sue tradizioni.

 

Araldica dello Stemma della Città

Blasonatura Stemma

"d'argento, ai tre cipressi di verde, fustati al naturale, nodriti su tre montagne di verde, fondate in punta e uscenti dai fianchi dello scudo, la montagna a sinistra con i declivi visibili, quella centrale con il declivio in banda parzialmente celato dalla montagna a sinistra, quella a destra con il declivio in banda parzialmente celato dalla montagna centrale. Ornamenti esteriori da Città".

 

Blasonatura Gonfalone

drappo di bianco

 

          Dipartimento del Cerimoniale di Stato
        Ufficio Onorificenze e Araldica pubblica

 

La Tradizione e il Costume Storico

 

Essenzialmente l'antico Costume femminile di Piedimonte d'Alife, come comunemente viene riportato in alcune incisioni d'epoca, è composto da una:

CAMMICIA O "CAMMISA", di cotone con scollo e scialletto e rifinita con seta a tubolare e merlettata sul davanti;

VESTE O "UNNELLA", di lana cotta, con balze arricciate e rifinita con passamaneria e lunga fino alle caviglie;

GREMBIULE O "MANTESINO", pure di lana cotta, inserito nel corpetto, con pregiate applicazioni realizzate a mano;

CORPETTO O "BUSTO", sempre di lana cotta, presenta un'allacciatura sul petto, con passamaneria dorata.

Il corpetto cambiava a seconda dello stato sociale della donna, vale a dire, se nubile, maritata o vedova. La signorina indossava un corpetto di colore arancio, la maritata verde, mentre la vedova, naturalmente, nero.

COPRICAPO O"MAMOSA", di forma asimmetrica, e sgrondato sulla fronte. Termina a punta, con fiocco pendente. Da precisare che la "mamosa", come il corpetto, variava di colore a seconda dello stato civile della donna;

SOTTOGONNA, in pesante cotone bianco e lunga fino alle caviglie. Veniva allacciata in vita da due fettucce;

SCIALLE, di lana blu, rifinito ai bordi da pregiati macramè. Veniva fissato sulla spalla sinistra e pendene, sempre sullo stesso lato;

CALZE O "CAZETTE", confezionate ai quattro ferri, con lana bianca;

SCARPE, di cuoio nero, alte, con abbottonatura a ciappe;

Inoltre la donna era ornata da una coppia di orecchini con pendenti in oro e colane a maglia antica, che completavano il costume.

Il costume maschile di Piedimonte, o meglio il costume da cacciatore, come è stato identificato nell'incisione, era alquanto semplice. Inutile ricordare che sei secoli scorsi, la pratica della caccia era abbastanza diffusa nella Città di Piedimonte e quindi, l'artista romano, ha riprodotto il loro modo di vestire. L'uomo indossava:

PANTALONE, di fustagna marrone, provvisto di una patta sul davanti e chiusa da una serie di bottoni laterali e trasversali. Corto al ginocchio con risvolti di stoffa bianca e mantenuta in vista da una larga cintura con fibbia in ottone;

CAMICIA, di cotone bianco, aperta sul davanti. Il collo a pistagnina era arricchito da una scolla di seta pura di colore arancio e annodata;

GILET, di lana cotta, di colore monacale, presentava una allacciatura centrale, provvista di bottoni dorati;

GIACCA, sempre di lana cotta, di colore blu, a forma di marsina. Il petto e il girocollo presentavano un risvolto a colori alteri. Le spalline venivano applicate con doppio cordoncino;

CALZE, di lana grezza, lavorate ai ferri;

SCARPE, di cuoio nero alla pontificia, tipo zavorra o testa di lupo.

Completava 'abbigliamento, una fiaschetta a tracollo e una cartucciera, tutte in pelle conciata. Copriva la testa, un cappello di feltro con falde molto larghe.

 

Punti d'interesse

Chiesa di San Biagio

Questa è una delle più antiche e artistiche Chiese di Piedimonte. Ubicata in via E. d'Agnese, lungo la strada che porta alla Basilica di Santa Maria Maggiore fu costruita nella prima parte del Secolo XV. Ad una sola navata possiede dipinti del Cavallini, pittore contemporaneo di Giotto. Le pareti e la volta a crociera sono affrescate con episodi del Vecchio e Nuovo Testamento, tra cui il martirio di San Biagio. La figura del Santo presenta un volto brutto e pensoso, arricchito da una barba bianca, fluente e divisa a ciuffi.Le più belle decorazioni della volta sono rappresentate dai quattro cordoni decorativi, eseguiti con tecnica e perizia pittorica, tali da sembrare in rilievo. Il motivo che rappresentano è una fascia che si attorciglia intorno ad un fusto liscio di colonna e dal groviglio risulta una specie di frastaglio, dal quale escono dei fregi decorativi molto interessanti e bizzarri. La volta a crociera, è divisa in quattro settori. Su quello in fondo, è dipinto l'Agnus Dei, circondato da aureola. Le aureole contenute negli affreschi della Cappella hanno una particolare caratteristica. Penetrano, anche se di pochi millimetri, nel muro, come pure entrano anche le punte estreme dei raggi. La figura si slancia sulla vetta di un monte, ai cui piedi vi è una roccia spaccata. Lateralmente, due ovali inclinati, con gli estremi dell'asse maggiore terminanti ad angolo, sembrano come due scudi: il primo di donna appena visibile; l'altro presenta un'allegoria, priva però di qualsiesi interesse artistico e decorativo. Nello stesso settore è dipinta la scena della Creazione dell'Uomo. Iddio solleva l'uomo dal fango, compiendo un'opera grandiosa e, nello stesso tempo, benedice Adamo, dipinto nudo e con le braccia protese verso il Creatore. Nel terzo settore della volta è dipinta invece, la Creazione della Donna. Adamo è in una posizione dormente e poggia la testa sulla mano del Creatore, il quale, indossando un ampio manto rosso, è in atto di togliere la costola al primo uomo del mondo. La figura di Dio, in questo dipinto, è ben delineata, espressiva e alquanto movimentata. Sotto l'affresco, in carattere gotico, è scritto:"Como deo padre trasse una costa de pecto de Adamo ed fece Eva". Nel quarto settore o scompartimento della volta, è dipinta la scena dell'ingresso di Adamo ed Eva nel Paradiso Terrestre. Il Creatore conduce per mano Adamo, che a sua volta, tiene per mano Eva. L'ingresso all'Eden è rappresentato da una porta sottostante una torreta quadrata, munita di feritoie, spalti e di merlatura. A sinistra di questa, appare dipinto il muro che circonda il Paradiso, similmente merlato. Dio, come per gli altri dipinti, indossa la stessa tunica bianca con mantello rosso, mentre la prima Coppia, è raffigurata ignuda.

Chiesa parrochiale dell'Annunciata o di Ave Gratia Plena

Venne edificata nel Rione Vallata, sopra i resti di una precedente cappella recante lo stesso nome, forse originaria del Sec.IX. La costruzione della Chiesa dell'Annunziata iniziò verso la prima metà del secolo XVII e i lavori terminarono nel 1694.Totalmente in stile barocco, a partire dagli artistici portali, centrale e laterali, formate da colonne con capitelli corinzi, tutti in marmo rosso proveniente da una vecchia ed esaurita cava nei pressi di Dragoni (Caserta). L'interno della Chiesa, ampio e armonioso, è a tre navate ed è ricco di stucchi che riproducono ornamentazioni, fiori e putti, posti sui frontoni che sovrastano le arcate. Le due navate laterali poggiano su delle colonne di grosse pietre lavorate che recentemente hanno scoperto e messo in evidenza. Interessante è l'altare maggiore, a forma di sipario, un bellissimo stucco riproducente la scena del mistero dell'Annunciazione. L'intera volta è affrescata da cinque dipinti del pittore napoletano Gaetano Bocchetti e raffigurano l'Immacolata, alcuni patriarchi, profeti, apostoli e delle Sante vergini. L'ultimo quadro, quello posto sull'artistico organo subì danni nel corso degli eventi bellici del 1943, quando una cannonata americana sfondò il tetto della Chiesa. Dietro l'altare maggiore, si notano gli stalli lignei del coro, opera del napoletano Aniello Giordano. Il coro, del 1794, presenta i braccioli di chiara imitazione del '600 e sono stati intagliati in diverse figure scultorie. Il coro, infine, è sovrastato per tutta la sua parte, da una grandiosa tela rappresentante le Nozze di Cana, opera del 1732 di Nicola Maria Rossi, pittore napoletano. L'enorme quadro misuta 40  mq e i personaggi che animano la composizione sono oltre sessanta, quasi tutti in grandezza naturale. Titolare della Parrocchia di Ave Gratia Plena è la bella statua raffigurante l'Immacolata Concezione scolpita nel 1759 da Gennaro d'Amore, napoletano. Dal 1764, essa è co-protettrice di Piedimonte e dei suoi Casali, con San Marcellino, in virtù di una decisione del Parlamento di Piedimonte Matese quello stesso anno. La statua, dal volto delicato e bellissimo, non contrastato dall'azzurro dell'abito punteggiato di stelle, giunse in Piedimonte la sera del 5 maggio 1763 per l'antica strada detta "dei fossi", che il Municipio volle dedicarle, ribattezzandola Via Immacolata. Si narra ancora oggi che il corteo processionale venne seguito da uno schiame di lucciole che circondavano la statua in un'atmosfera irreale. La torre campanaria annessa alla Chiesa, alta e imponente, è in pietra viva. Venne innalzata nel 1691 e presenta, oltre ad un sotto passaggio che porta a Capo Vallata, anche altri archi spezzati lungo tutto il primo tratto della strada. E' dal 1889, un vecchio orologio, installato a spese del Comune, che batte ancora oggi regolarmente ogni quarto di ora.

Chiesa di San Giovanni

Forse la più antica Chiesa di Piedimonte situata all'estremità settentrionale della Città, nel luogo chiamato "Capo la Terra". Fu costruita nel Secolo XII sopra una rupe a picco sulla Valle del Cila e in  vicinanza della strada mulattiera che porta sul Matese. Il portale d'ingresso è ad arco acuto.  Internamente presenta una sola navata, molto piccola con una volta a crociera che reca tracce di archi gotici, un confessionale di legno e un'acquasantiera in marmo. Una pietra tombale è posta immediatamente dopo l'ingresso, con sopra scolpita a rilievo una mezza figura di un sacerdote, forse l'arciprete Benedetto Clarelli, morto nel Secolo XVI e alcune iscrizioni a caratteri gotici. Un Crocifisso e cinque tavole rinascimentali e un Martirio di San Marcellino del'600, furono trasferite nella Basilica di Santa Maria Maggiore. Sul lato sinistro della navata, giganteggia la figura di San Giovanni, attorniata, da sportelli raffiguranti la vita del Santo. Attualmente, il dipinto, opera del pittore Gaetano Bocchetti, qui chiamato dal Vescovo Luigi Noviello nel 1935, ha perso l'antico splendore, come pure le immagini laterali. Anche i due artistici tabernacoli di legno presentano lo scorrere del tempo. Attualmente vi si celebra la festa della Madonna della Consolazione, mentre è scomparso il culto a San Donato. Il regolamento di Polizia Municipale e Rurale approvato dalla Comune di Piedimonte di Alife nel Distretto di Capua il 28 luglio 1809, riguardante i Territori ancora in comune e indivisi dei Casali di San Potito, Castello e San Gregorio e ricavato dalle Capitolazioni, usi e costumi dalla Comune di Piedimonte, proponevano alcune interessanti considerazioni, che valgono la pena riportarle, per quanto di competenza della Chiesa di San Giovanni.

Basilica di Santa Maria Maggiore o San Marcellino

La chiesa madre esisteva fin dal VI secolo all'attuale Largo S. Maria Vecchia, fu per secoli il sepolcro di Piedimonte e in essa fu predicata la crociata e i piedimontesi vestirono la croce. La chiesa fu abbattuta nel 1752 e la sua ricostruzione avvenne in varie tappe. Lo sforzo era forte per Piedimonte, e i lavori furono abbandonati. L'ultimissimo fabbricato fu costruito a tappe, prima la navata centrale, poi la crociera con la cupola, poi il presbiterio, e finalmente, dopo 48 anni di lavoro e soste, fu benedetta dal vescovo Sanseverino il 7 agosto 1773. Il giorno dopo arrivò San Marcellino, e per lui fu ordinato subito un ricco altare marmoreo con dossale barocca al cui centro, molto alta c'è la nicchia. Nel 1786 fu eretto il campanile su progetto dell'ing. Brunelli e nel 1841 si ebbe l'organo contenuto in un rivestimento ligneo colle statue dei SS. Pietro e Paolo. Il 7 aprile 1841 fu visitata da Re Ferdinando II, e nel 1857, per lo scampato assassinio di lui, i piedimontesi si quotarono, e fecero la facciata quale ringraziamento a Dio.  Il "tesoro" custodisce le statue dei santi Felice prete e martire, Francesco di Sales, Filippo Neri, Bonaventura, Marciano martire, Casta, Vittorina, Silvia, e numerose altre reliquie, fra cui il corpo dell'ebreo cristiano Giuseppe d'Antiochia. La chiesa madre è servita da quando fu aperta al culto, anche alle cerimonie ufficiali e patriottiche con l'intervento delle autorità distrettuali durante il reame di Napoli, e in seguito del circondario e di quelle municipali. La nuova devozione di San Marcellino fu accompagnata da numerose vicende, tra cui quella del clero e abitanti di due rioni, Vallata e Castello, che non accettavano e riconoscevano il nuovo patrono locale, ma solo quello di S.Sisto su tutta la diocesi, e si rifiutarono di festeggiare il 2 giugno e di seguire la processione.

Chiesa di Santa Maria Occorevole e la Solitudine

Si narra che un sabato di Quaresima del 1436, un pastore alla ricerca di una pecora smarrita, la trovò inginocchiata innanzi all'immagine della Vergine, dipinta su un muro. Venuto a sapere l'avvenuto a Piedimonte si decise di costruire un santuario. L'abside isolato conteneva l'affresco della Madonna a braccia aperte, che viene in aiuto.  All'abside fu unita la chiesa rinascimentale. Il nobile stile del Rinascimento subì nel '600 sovrastrutture barocche che, nei restauri del 1934 furono eliminate, e così la pura linea originaria tornò in vista. L'ingresso è costituito da un portale di travertino, all'interno troviamo la cantoria e delle cappella con vari santi francescani. Verso il 1450 si formò la confraternita che presto divenne proprietaria sul posto di boschi  e armenti. Il 5 luglio 1674 erano arrivati dodici francescani tra cui il novizio fr. Giovan Giuseppe della Croce, che in seguito diventerà santo e che oggi viene festeggiato il martedì di pasquetta da i frati e i pellegrini giunti a piedi al Santuario. Accanto al Santuario troviamo l'eremo, che oggi è una cosa intermedia fra l'austero e il grazioso, al suo interno ritroviamo un piccolo convento composto da una piccola chiesa, un chiostro, un refettorio, un coro e quattro celle. All'ingresso della Solitudine, così chiamata, troviamo un incisione che così recita:

"Taciturni romiti, o passeggero,

vivon lieti in quest'eremo beato,

che non senza profetico mistero

nei tempi andati il Muto fu appellato.

Qui si conserva in ciel, qui 'n spirto vero

da muti e morti al mondo è Dio lodato,

qui parla il Verbo al core, entri chi tace,

perchè 'l solo silenzio è qui loquace.

 La solitudine è composta, inoltre, da un lungo viale di 100 m, fiancheggiato da una Via Crucis in maiolica e da giganteschi e secolari alberi. Ad intervalli differenti troviamo delle piccole cappelle che salgo su per il pendio della montagna, dove arrivarci diventa anche difficile. Interessante particolarità della Solitudine la ritroviamo anche nella vegetazione, perchè è proprio in questo luogo che convivo delle vegetazione che normalmente hanno climi completamente differenti e abitato in luoghi lontano tra loro. Anche la Chiesa di Santa Maria Occorrevole e la Solitudine dal 1946 sono monumenti nazionali.

Il Palazzo Ducale

Il Palazzo Ducale di Piedimonte è situato nelle vicinaze della Basilica di Santa Maria Maggiore e nel borgo più antico della città. Inizialmente, era una  fortificazione con tre torri, che ebbe subito delle trasformazioni. La sua prima edificazione risalirebbe, secondo alcuni studiosi, all’XI secolo; invece, secondo altri ricercatori, nessuna struttura del rione S. Giovanni di Piedimonte, ivi compreso palazzo ducale, si può ricondurre ad epoche precedenti al XIV secolo.  In particolare, il Palazzo Ducale risalirebbe alla metà del XV secolo, tranne il portale superiore, che potrebbe essere appartenuto ad una struttura preesistente del XIV secolo. Nella forma attuale, esso deriverebbe, secondo alcuni studiosi, da un castello del XIV secolo, restaurato dopo un incendio del 1504. Ma altri studiosi, come ad esempio l’avv. Domenico Caiazza, escludono la derivazione da una fortificazione o da un castello del palazzo ducale.  Si sostiene, fra l’altro, che la posizione, alquanto bassa, della struttura rispetto ad altri edifici circostanti, più antichi, ancora esistenti o abbattuti, e il piccolo spessore dei muri, non sarebbero qualità adatte a castelli o fortificazioni. Tra gli edifici abbattuti vanno ricordati la vecchia basilica di S. Maria Maggiore, che era situata a ridosso del Palazzo Ducale, occupava l’attuale Largo di S. Maria Vecchia o Piazzetta, e forse anche il suolo su cui fu costruito il teatro. Palazzo Ducale appartenne a varie famiglie di feudatari, l’ultima delle quali è l’antichissima casata dei Gaetani d’Aragona, attuali proprietari del Palazzo.

Le parti più importanti del Palazzo sono costituite da:

·   un ampio Cortile in cui è ubicata la cosiddetta Fontana delle aquile;

·   uno Scalone a doppia rampa in travertino;

·   il Salone dei quadri;

·   i Salotti;

·   il Tinello;

·   l’Alcova;

·   varie camere decorate dallo stuccatore Cotogno;

·   una Pinacoteca con oltre 300 quadri, dei quali ben pochi rimangono

 

Chiesa e Convento di San Domenico con annesso chiostro

Sui resti di una antica Chiesa intitolata a San Pietro, costruita a sua volta sulle rovine di un tempio pagano, verso la fine del Secolo XIV, fu edificata una nuova chiesa con l'anness0 Convento di San Tommaso. L'esistenza di un tempio pagano è documentata per la presenza, alla base del campanile, di alcuni avanzi di lapide, quali le "metope".  La costruzione della Chiesa iniziata verso il 1380 a spese della Duchessa Sveva Sanseverino Gaetani, ebbe termine nel 1414, quando fu consegnata ai Padri Domenicani, dopo aver vinte le ostilità del Vescovo d'Alife Giovanni Alfiero e fu dotata d'ospedale e di ricovero per i pellegrini. il 1°febbraio 1397, il Pontefice Bonifacio IX concesse a tutti i fedeli un'indulgenza plenaria, identica a quella della Porziuncola d'Assisi, che nel giorno di San Tommaso, avrebbere visitato la Chiesa e fatta la consueta "reparacio", ossia la dovuta elargizione. La Contessa Agnese Gaetani fece costruire a sue spese, una piccola cappella rimasta sotto patronato della nobile famiglia e custodita da un cancello. Oltre all'altare maggiore, si notano a destra, la cappella del Presepe, sottoposta al campanile costruito nel 1601; poi quella dedicata a San Pietro da Verona, di patronato dell'antichissima famiglia Confreda. Oltre poi, la cappella detta del Rosario, di proprietà dei Gaetani, quella dei SS. Domenico, Tommaso e Vincenzo, presenti con le rispettive statue e l'altare del Nome di Maria. A sinistra invece, è ubicato l'altare del Ritrovamento della Croce, detto pure di S. Elena Imperatrice, sotto il quale è sistemato il sepolcro dei Genovese, l'altare dell'Ecce Homo, con alcune statuette d'Anime purganti, della Natività e di S. Vincenzo Ferreri. Sul coro infine, ai lati del Crocifisso, sono sistemate le statue dei SS. Fiorentino ed Ercolano.  Il portale principale è ricolto ad occidente ed è formato da un arco acuto in travertino attraversato da un architrave poggiante su due mensole. Lentamente la Chiesa, era posto il Convento retto dai Padri Domenicani, di forma quadrata e con un porticato - chiosco, con volte a crociera, ricco d'affreschi. Internamente la Chiesa possiede un artistico coro ligneo, con stalli del Secolo XVI e alcuni quadri, coma la Nascita della Madonna e la Natività. Con l'arrivo delle truppe francesi nel corso del 1799, il convento, abbandonato dai monaci, in base alla legge sulla soppressione fu incamerato dal Comune di Piedimonte che in seguito lo destinò quale sede della Sotto Intendenza, fino al 1862, Sotto Prefettura e infine edificio scolastico.  Il convento dei Padri Domenicani, fin dai suoi primi tempi, divenne il centro di studi classici e filosofici e fece registrare la presnza di illustri Maestri.

Chiesa e Monastero di S. Benedetto

La costruzione della Chiesa e del Monastero delle Signore Monache di San Benedetto è del 1646. Ne fu benefattrice la Duchessa di Laurenzana, Porzia Carafa, che volle ivi essere seppellita all'epoca della sua morte avvenuta il 10 agosto 1652. Il mausoleo, del quale non se ne conserva alcuna traccia, essendo stato abbattuto nel 1831, quando in seguito a i lavori di rifacimento, venne rifatta buona parte della vecchia chiesa. In suo luogo fu edificato l'odierno Parlatorio. L'attuale Chiesa è del 1745 e venne aperta al culto dei fedeli appunto nel 1831 e, sempre in tale data, consegnata al Vescovo del tempo. Il Monastero nel corso del 1862, ai primordi dell'Unità d'Italia, ospitò per lungo tempo le sacre immagini di  S. Anna e della Madonna del Carmelo, essendo stata occupato la chiesa dei Celestini dall'esercito. Ancora nel periodo postunitario, le Signore Monache di San Benedetto subirono identica sorte, essendo stato confiscato il monastero dalle Autorità dell'epoca. Il vescovo Pier Paolo de'Medici, che resse la Diocesi di Alife dal 1639 al 1656, per distinguere le monache del Monastero di San Salvatore della Parrocchia di Santa Maria Maggiore da quelle di Vallata, concesse a queste ultime, l'uso del velo giallo.

Chiesa della Pietà

Fu costruita nel 1552, così come risulta dalla data incisa sull'architrave in travertino di uno dei due portali. Il tempietto, non presenta particolari pregi architettonici, pur se nel passato, le sue pareti erano state affrescate con pitture di rilievo. Tra esse resta sola una testa di un santo contornata da una aureola graffita forse del tardo '400. La chiesa, nel passato Santu Vennittu, che sta per S. Benedetto, attualmente non è aperta al pubblico per il cedimento di una parte del soffitto.  La chiesetta, infine, presenta una peculiare caratteristica, unica a Piedimonte, cioè di avere la porta d'ingresso lateralmente.

 

 

"...nella raccolta di "50 Costumi li più interessanti della città, terre e paesi in provincie diverse del Regno di Napoli, disegnate e incise all'acquaforte", edita a Roma nel 1814 e ripubblicata nel 1817, le incisioni del romano Bartolomeo Pinelli si attengono fedelmente agli originali, visti sul posto riproponendo gli stessi atteggiamenti, lasciando però libero l'impianto delle figure e limitando le variazioni, in ogni caso, di scarso rilievo, agli elementi paesaggistici e di contorno.

Va notato che l'incisore romano, oltre a rappresentare i principali costumi popolari meridionali, tra cui "Donna, uomo e bambina di Piedimonte d'Alife, della provincia di Terra di lavoro, nel Regno di Napoli", inserisce nell'album una serie di immagini caratteristiche del folclore napoletano..."